A cura dello Studio Legale Coviello | Aggiornato il 7 ottobre 2026

Esempio di identità visiva per marchio figurativo e denominativo

La scelta tra marchio denominativo e figurativo dipende da ciò che distingue il brand e da come viene utilizzato. Il denominativo riguarda la componente verbale nella rappresentazione prevista per questa categoria; il figurativo riguarda una rappresentazione grafica, che può comprendere anche parole stilizzate. Nessuna delle due opzioni garantisce da sola una protezione assoluta: disponibilità, capacità distintiva, prodotti e servizi restano decisivi.

Per un’impresa la domanda utile è quale elemento rimarrà riconoscibile nel tempo: il nome, il simbolo, la composizione oppure una combinazione. Questa guida aiuta a impostare la decisione prima del deposito e a rivederla quando il logo cambia. Per la verifica dei diritti anteriori è disponibile la guida alla ricerca di anteriorità del marchio.

Che cosa protegge il marchio denominativo?

Il denominativo è adatto quando la componente verbale identifica il progetto e conserva valore anche se cambia la veste grafica. Nella descrizione delle categorie adottate dall’EUIPO, il marchio verbale utilizza elementi consentiti nella forma prevista per quel tipo di segno. Non è quindi il deposito di un particolare logo: l’oggetto viene individuato attraverso la rappresentazione del nome.

Questa scelta può essere utile se il brand compare con caratteri o colori diversi su sito, prodotto e documenti. Occorre però evitare una conclusione eccessiva: registrare una parola non attribuisce un monopolio su ogni suo utilizzo o su qualsiasi parola simile. L’ambito di tutela dipende dal titolo, dalla distintività e dal confronto con i segni e i prodotti o servizi rilevanti.

Se il nome descrive direttamente caratteristiche dell’offerta, il problema va affrontato prima di progettare il logo. Il regolamento sul marchio UE, nella versione consolidata contiene le regole pertinenti per il marchio UE, inclusi impedimenti alla registrazione e diritti conferiti. La guida al marchio descrittivo e rilievi UIBM o EUIPO permette di distinguere una scelta di identità visiva da una difficoltà giuridica sulla componente verbale.

Che cosa cambia con il marchio figurativo?

Caratteri tipografici utilizzati per analizzare parole descrittive e distintive di un marchio

Il figurativo identifica il segno attraverso la sua rappresentazione grafica. Può consistere in un simbolo, in una composizione o in parole con elementi grafici e stilizzazioni. Le definizioni contenute nel regolamento di esecuzione (UE) 2018/626 sui tipi di marchio permettono di orientarsi tra le categorie senza confondere la presenza di testo con la natura necessariamente denominativa del deposito.

Questa opzione può essere rilevante quando il pubblico riconosce un pittogramma o quando una composizione visiva specifica caratterizza il brand. Il file depositato deve essere quello scelto per la tutela, con una rappresentazione chiara e coerente. Non è consigliabile depositare una versione provvisoria destinata a essere abbandonata poco dopo, senza valutare le conseguenze del restyling.

Anche qui bisogna evitare semplificazioni: un marchio figurativo non protegge soltanto contro copie perfettamente identiche, ma nemmeno concede automaticamente un diritto esclusivo su ogni elemento contenuto. La valutazione del conflitto considera il segno nel suo insieme e il contesto pertinente. Elementi comuni o deboli possono incidere diversamente da quelli distintivi.

Quando ha senso depositare nome e logo separatamente?

Due depositi possono essere opportuni se nome e logo hanno entrambi un ruolo autonomo e se il piano di uso giustifica l’investimento. La tutela del nome può accompagnare evoluzioni grafiche; quella della composizione può valorizzare un’identità visiva specifica. La scelta richiede però priorità, territori e prodotti coerenti, perché ogni titolo comporta costi e gestione.

Un’impresa in fase di avvio dovrebbe confrontare il budget con ciò che sarà effettivamente usato. Se il logo è ancora in revisione ma il nome è definitivo e distintivo, l’ordine dei depositi può essere diverso rispetto a un progetto costruito su un simbolo già noto. Il piano deve considerare anche lancio, fornitori, mercati e rischio di interferenze.

È utile scrivere una breve scheda decisionale: elemento principale, utilizzi previsti, varianti, territori, classi e priorità. Questa scheda evita di scegliere soltanto in base all’estetica o alla convenienza di una singola tassa. L’audit annuale del portafoglio marchi approfondisce come inserire i nuovi titoli in una gestione che tenga conto di scadenze, uso e sviluppo commerciale.

La ricerca di anteriorità deve riguardare il segno concreto

La ricerca non dovrebbe limitarsi alla parola identica. Per il denominativo vanno considerate varianti, componenti, somiglianze e prodotti o servizi. Per il figurativo occorre leggere anche il ruolo degli elementi grafici e delle parole presenti. Le modalità della ricerca cambiano con il segno e con i territori: una verifica superficiale può non intercettare i diritti rilevanti.

Il confronto richiede poi un’interpretazione dei risultati. Non ogni marchio che contiene una parola simile crea lo stesso rischio; non ogni differenza grafica elimina un conflitto. La guida al rischio di conflitto tra marchi descrive gli elementi da considerare prima di assumere impegni su packaging, campagne e distribuzione.

Schede di identità visiva esaminate per valutare la distintività di un marchio

L’assenza di un risultato identico non costituisce una garanzia di registrazione o di libertà d’uso. È utile conservare il perimetro della ricerca, le banche dati, la data e le evidenze valutate. Se il progetto cambia nome, simbolo o settore, bisogna chiedersi se la verifica iniziale sia ancora adeguata, anziché riutilizzare automaticamente la conclusione precedente.

Prodotti e servizi: il deposito deve seguire l’attività

La forma del segno è soltanto una parte della domanda. L’elenco dei prodotti e servizi deve rappresentare l’attività e gli sviluppi prevedibili con formulazioni appropriate. Scegliere molte classi senza un progetto non garantisce una tutela migliore; scegliere troppo poco può lasciare scoperti usi commerciali importanti.

Per le attività digitali, software scaricabile, piattaforme e servizi possono richiedere una distinzione. La guida alle classi di Nizza per software, app e SaaS offre un esempio di come il modello di business incida sulla classificazione. Il medesimo nome utilizzato per un prodotto e per un servizio non deve essere analizzato soltanto dal punto di vista grafico.

Anche il territorio va deciso in funzione del mercato. Un deposito nazionale, uno dell’Unione europea e una strategia internazionale non hanno lo stesso perimetro. Il costo iniziale va confrontato con vendite, distribuzione e piani di espansione. È preferibile collegare la strategia a dati commerciali concreti anziché presumere che esista una copertura universale adatta a ogni impresa.

Restyling e varianti: verificare l’uso rispetto al deposito

Il cambio del logo richiede una lettura delle differenze. Una variante marginale e una nuova composizione che modifica gli elementi distintivi non pongono necessariamente lo stesso problema. Per i marchi UE il regolamento disciplina l’uso in forme che differiscono per elementi senza alterare il carattere distintivo; applicare questo criterio richiede il confronto tra versione registrata e versione usata.

Non è corretto affermare che qualsiasi restyling sia coperto dalla vecchia registrazione. L’impresa dovrebbe raccogliere i file storici, le date delle modifiche e i materiali di uso. Se una nuova versione assume un ruolo centrale, va valutato se sia opportuno un nuovo deposito e se la ricerca debba essere aggiornata.

La guida alle prove d’uso e decadenza del marchio aiuta a organizzare le evidenze. Per un brand che alterna nome, simbolo e composizione è utile capire quale titolo sia dimostrato da ogni materiale. Il fascicolo dovrebbe distinguere gli usi del nome da quelli del logo, evitando di raccogliere prove senza collegarle al diritto che si intende mantenere o far valere.

Diritti sul logo e accordi con il designer

Gruppo di lavoro che valuta marchi simili, classi e territori prima del deposito

La disponibilità del marchio e i diritti sull’opera grafica sono verifiche diverse. Prima del deposito va chiarito il rapporto con chi ha creato il logo: uso commerciale, modifiche, file sorgente, esclusività e componenti di terzi. Un incarico pagato non deve essere trattato automaticamente come una cessione completa di tutti i diritti immaginabili.

Quando il logo contiene font, immagini o elementi acquistati, occorre verificare le licenze pertinenti. Il fatto che un file possa essere utilizzato in una campagna non dimostra sempre che sia adatto come elemento distintivo di un marchio. Il fascicolo creativo dovrebbe conservare accordi, autorizzazioni e versioni consegnate.

Per i progetti realizzati con agenzie o partner, l’titolarità nei contratti di co-sviluppo offre un riferimento sul coordinamento dei contributi e dei risultati. L’obiettivo è evitare che il progetto abbia una registrazione formalmente ordinata ma una disponibilità incompleta dei materiali che il pubblico associa al brand.

Una checklist prima della domanda

Prima del deposito è utile verificare: versione definitiva del segno; funzione autonoma del nome e del simbolo; disponibilità dei diritti sul file; esito della ricerca; prodotti e servizi; territori; piano d’uso; varianti ammesse; soggetto titolare; calendario delle attività. Ogni punto dovrebbe essere associato a una decisione o a un documento, non a una semplice impressione.

Dopo il deposito si definiscono file approvati, regole d’uso e responsabilità per le modifiche. È utile conservare una versione dei materiali collegata a ciascun titolo e prevedere una revisione prima di un restyling significativo. La tutela rimane più leggibile quando marketing, grafica e consulenza legale condividono lo stesso inventario.

Domande frequenti

Il denominativo protegge anche il logo?

Riguarda la componente verbale secondo il titolo depositato. Non coincide automaticamente con una registrazione della composizione grafica. Per valutare la tutela occorre distinguere nome, simbolo ed elementi visivi.

Il figurativo può contenere parole?

Sì. La presenza di parole non rende da sola un segno denominativo: conta la rappresentazione e la categoria adottata per il deposito, come spiegato nelle risorse dell’EUIPO.

Depositare il logo risolve un nome descrittivo?

Non automaticamente. L’eventuale registrabilità della composizione e la portata della tutela devono essere valutate separatamente; non si può presumere di ottenere un’esclusiva sulla parola descrittiva attraverso una grafica.

Dopo un restyling serve sempre un nuovo marchio?

Non sempre, ma bisogna confrontare le versioni e valutare se cambi il carattere distintivo. Una decisione preventiva è preferibile all’uso di una nuova identità visiva senza controllo del titolo disponibile.

Il video dello Studio sulle fasi di registrazione del marchio riepiloga il percorso di deposito. Per coordinare nome, logo, ricerca e classi con il tuo progetto commerciale, richiedi una consulenza sulla registrazione e tutela del marchio.

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