Prodotti e servizi simili nell’opposizione EUIPO: criteri di confronto

Aggiornato al 24 ottobre 2026. A cura della Redazione Coviello Marchi – Studio Legale Coviello, con riferimento alle competenze professionali pubblicamente indicate dallo Studio. Il contenuto è informativo e non sostituisce la valutazione del singolo fascicolo.
Quando due segni sono vicini, la controversia non si decide confrontando soltanto nomi e loghi. L’articolo 8, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (UE) 2017/1001 sul marchio dell’Unione europea richiede anche che i prodotti o servizi siano identici o simili e che, per il pubblico del territorio rilevante, esista un rischio di confusione, compreso il rischio di associazione.
Questa seconda parte dell’analisi è spesso sottovalutata. Un’opposizione può fallire pur in presenza di segni simili se manca una relazione sufficiente tra le attività rivendicate. Al contrario, una distanza apparente tra classi non impedisce di riconoscere affinità quando il mercato collega concretamente prodotti e servizi. Per chi deposita, sorveglia o difende un marchio UE, costruire bene la matrice di confronto è quindi una decisione strategica.
Perché il confronto tra prodotti e servizi è decisivo
Il rischio di confusione richiede una valutazione globale. La somiglianza tra i segni, il carattere distintivo del marchio anteriore, il livello di attenzione del pubblico e il rapporto tra i prodotti o servizi interagiscono tra loro. Non esiste però una scorciatoia che consenta di ignorare completamente uno dei presupposti dell’articolo 8, paragrafo 1, lettera b).
La guida sui marchi identici o simili e sul rischio di conflitto approfondisce il confronto visivo, fonetico e concettuale dei segni. Qui l’oggetto è diverso: stabilire se ciò che i due marchi proteggono presenti caratteristiche comuni sufficienti. Occorre leggere gli elenchi voce per voce e non limitarsi all’oggetto sociale, al codice ATECO o a ciò che le parti vendono oggi.
Per il marchio anteriore, l’elenco registrato delimita il diritto invocato, con gli effetti che possono derivare dall’eventuale prova d’uso. Per la domanda contestata, l’elenco identifica l’area che l’opponente vuole far respingere. Il risultato può essere totale o parziale: alcune voci possono risultare identiche o simili e altre restare fuori dal conflitto.
Gli otto fattori da verificare secondo la prassi EUIPO
Le Direttive EUIPO e la prassi comune raccolta nel documento CP15 indicano una serie non esaustiva di fattori. La Practice Paper CP15 sul confronto di prodotti e servizi, pubblicata nel 2026, insiste sulla realtà del mercato e sulla necessità di non trasformare i fattori in un conteggio meccanico.
| Fattore | Domanda operativa | Materiale utile |
|---|---|---|
| Natura | Quali caratteristiche fisiche o strutturali possiedono i prodotti? Il servizio ha una prestazione omogenea? | Schede tecniche, descrizioni ufficiali, categorie di mercato |
| Destinazione | Quale bisogno soddisfa la voce rivendicata? | Funzione dichiarata, impiego tipico, problema risolto |
| Modalità d’uso | Come viene utilizzato o fruito il prodotto o servizio? | Manuali, interfacce, modalità di erogazione |
| Concorrenza | Le offerte possono sostituirsi nella scelta del cliente? | Alternative commerciali, confronti di acquisto |
| Complementarità | Esiste un legame così stretto che una voce è indispensabile o importante per l’altra? | Integrazione funzionale, aspettative sull’origine |
| Canali di distribuzione | Le offerte raggiungono il pubblico attraverso gli stessi canali? | Rivenditori, piattaforme, reti professionali |
| Pubblico rilevante | Coincidono destinatari e livello di attenzione? | Clientela generale o specializzata, modalità di acquisto |
| Origine abituale | Il pubblico si aspetta normalmente che provengano dalla stessa impresa o da imprese collegate? | Prassi settoriale verificabile, struttura dell’offerta |
I fattori non hanno sempre lo stesso peso. La natura può essere centrale per alcuni prodotti; destinazione e concorrenza possono incidere maggiormente nei servizi; complementarità e origine abituale diventano decisive quando si confronta un bene con una prestazione. La sezione EUIPO sui fattori di somiglianza chiarisce che non serve raggiungere un numero predeterminato di corrispondenze.

La classe di Nizza non decide il risultato
La Classificazione di Nizza serve a organizzare amministrativamente prodotti e servizi. Non è una sentenza anticipata sulla loro somiglianza. Due voci comprese nella stessa classe possono avere natura, scopo e mercato diversi; due voci in classi differenti possono incontrarsi per destinazione, concorrenza, complementarità o origine abituale.
Questo principio ha conseguenze pratiche. Una ricerca limitata al numero di classe può perdere anteriorità importanti. Allo stesso modo, un’opposizione formulata come “stessa classe, quindi stesso mercato” non spiega il rapporto concreto. Per costruire correttamente l’elenco prima del deposito è utile la guida alle classi di Nizza 2026 per software, app e SaaS, che mostra come una stessa offerta digitale possa comprendere prodotti scaricabili e servizi cloud differenti.
La scelta della classe resta necessaria, ma il confronto giuridico riguarda le parole effettive dell’elenco. Formule ampie, termini poco chiari e categorie generali possono modificare l’analisi. Prima di attribuire un significato favorevole a una voce, occorre verificare il testo, l’edizione della classificazione e la prassi applicabile.
Complementarità: un legame stretto, non una semplice utilità
La complementarità viene spesso invocata in modo troppo esteso. Secondo le Direttive EUIPO sulla complementarità, il collegamento deve essere stretto: una voce deve essere indispensabile o importante per l’uso dell’altra, in modo tale che il pubblico possa pensare che la stessa impresa sia responsabile di entrambe.
Il fatto che due offerte possano essere usate insieme non basta. Un computer può essere impiegato per acquistare quasi ogni servizio online, ma questo rapporto generico non rende automaticamente il computer simile a tutti quei servizi. Occorre dimostrare l’integrazione specifica, il comportamento del pubblico e l’aspettativa sull’origine commerciale.
Lo stesso vale per il canale di vendita. Un grande marketplace riunisce categorie lontane; la comune presenza sulla piattaforma ha quindi un valore limitato se natura, destinazione e origine abituale divergono. La matrice deve evitare sia l’eccesso di somiglianza sia una separazione artificiale di offerte che il mercato percepisce come coordinate.
Prodotti contro servizi: quando può esistere somiglianza
Un prodotto è normalmente tangibile, mentre un servizio è un’attività. Questa differenza non impedisce sempre la somiglianza. La prassi EUIPO ammette che beni e servizi possano essere collegati quando condividono scopo, pubblico, origine abituale o complementarità qualificata. L’analisi deve però spiegare perché il pubblico attribuirebbe le offerte alla stessa fonte.
Si pensi, come esempio puramente illustrativo, a software scaricabile e messa a disposizione di software non scaricabile con la stessa funzione. La forma di fruizione cambia, ma pubblico, scopo e origine abituale possono avvicinarsi. Diversamente, il semplice fatto che un servizio professionale utilizzi un software non rende automaticamente simili le due prestazioni.
Nei prodotti di consumo, la coincidenza del punto vendita può avere un peso maggiore se si accompagna a produttori abituali, destinazione e caratteristiche comuni. Nei mercati industriali, invece, canali specializzati e competenze tecniche possono assumere rilievo. La realtà va provata senza sostituirla con affermazioni generiche sul settore.
Termini poco chiari e novità della prassi comune CP15
Il CP15 affronta anche il trattamento dei termini privi di sufficiente chiarezza o precisione. Il punto pratico è che una voce oscura non può essere semplicemente esclusa dal confronto senza analisi, ma chi ha redatto un elenco impreciso non deve ottenere un vantaggio dall’ambiguità. Il significato va ricostruito secondo i principi applicabili e nel perimetro consentito dal titolo.
Per imprese e professionisti, la lezione è preventiva: descrivere con precisione prodotti e servizi riduce incertezza in esame, opposizione e prova d’uso. Una formula copiata da un vecchio certificato o da un concorrente può essere inadatta alla versione corrente dell’offerta e rendere più difficile sia attaccare sia difendere il marchio.
Come costruire il dossier di confronto
L’opponente dovrebbe iniziare da una tabella che riporti a sinistra le voci anteriori e a destra quelle contestate. Per ogni coppia rilevante occorre indicare identità, inclusione in una categoria più ampia oppure grado di somiglianza, collegando la conclusione ai fattori pertinenti. È preferibile concentrare l’argomentazione sulle relazioni decisive anziché descrivere in modo identico decine di voci.
Il richiedente, invece, deve controllare se l’opposizione confonde classe e somiglianza, sovrastima la complementarità o assume un’origine comune senza riscontri. Può essere utile delimitare correttamente i termini, distinguere il pubblico professionale da quello generale e mostrare differenze di scopo, utilizzo o canale. La guida sull’opposizione EUIPO, i termini e il dossier difensivo inquadra il procedimento nel suo complesso.
Quando il conflitto nasce anche da una denominazione sociale o da un uso commerciale del nome, è utile mantenere distinto il titolo registrato dall’attività concreta. L’approfondimento di BrandRegistrato sulla denominazione sociale simile al marchio e sui documenti da controllare offre un controllo cross-domain complementare.

Metodo operativo in sette passaggi
- Bloccare l’elenco rilevante. Usare la versione ufficiale della domanda contestata e del titolo anteriore.
- Separare identità e somiglianza. Individuare sinonimi, categorie ampie e voci comprese integralmente in altre.
- Definire pubblico e territorio. Chiarire se l’acquisto è generale, professionale o specialistico.
- Applicare i fattori pertinenti. Evitare una griglia automatica e motivare il peso dei criteri decisivi.
- Documentare la realtà di mercato. Conservare fonti datate, verificabili e riferite al territorio rilevante.
- Collegare il confronto ai segni. Valutare l’interdipendenza senza saltare un presupposto dell’articolo 8.
- Formulare una conclusione per gruppi omogenei. Distinguere le voci da respingere da quelle che possono restare nella domanda.
La matrice è utile anche prima del deposito. Dopo una ricerca di anteriorità, consente di decidere se limitare l’elenco, modificare il naming, negoziare una coesistenza o accettare consapevolmente un livello di rischio. Il video dello Studio sul marchio forte e sul marchio debole aiuta a comprendere perché il carattere distintivo del segno anteriore interagisce con il confronto dei prodotti e servizi.
Errori frequenti nel confronto EUIPO
Fermarsi al numero della classe
La classe ordina la pratica, ma non dimostra identità o somiglianza. Occorre spiegare la relazione tra le singole voci.
Trattare ogni uso congiunto come complementarità
La possibilità di usare insieme due offerte non basta. Serve un legame stretto e un’aspettativa plausibile di origine comune.
Descrivere soltanto l’attività reale delle parti
Il confronto parte dagli elenchi protetti o richiesti. La realtà di mercato aiuta a interpretarli e applicare i fattori, ma non consente di riscrivere il titolo.
Accumulare schermate senza spiegazione
Le prove devono indicare data, territorio, fonte e fatto dimostrato. Una raccolta di pagine commerciali prive di raccordo rischia di essere poco leggibile.
Usare formule identiche per tutte le voci
Prodotti di consumo, software e servizi professionali richiedono analisi diverse. Raggruppare è utile solo quando le voci sono realmente omogenee.
Domande frequenti
Due marchi nella stessa classe di Nizza riguardano sempre prodotti simili?
No. La classe ha funzione amministrativa. Voci nella stessa classe possono essere dissimili se differiscono per natura, scopo, uso, pubblico, canali e origine abituale.
Prodotti in classi diverse possono essere considerati simili?
Sì. La classe diversa non esclude somiglianza quando i fattori concreti mostrano una relazione sufficiente, per esempio concorrenza, complementarità qualificata, scopo o origine abituale comune.
La vendita nello stesso negozio dimostra la somiglianza?
Non da sola. Il canale di distribuzione è uno dei fattori e il suo peso dipende dal mercato. Un punto vendita generalista può riunire offerte molto lontane.
Che cosa significa complementarità nel confronto EUIPO?
Richiede un legame stretto: una voce deve essere indispensabile o importante per l’uso dell’altra e il pubblico deve poter ritenere che la stessa impresa sia responsabile di entrambe.
Si confronta ciò che le imprese vendono oggi o ciò che è scritto nel registro?
Si parte dalle voci coperte dal marchio anteriore e dalla domanda contestata. L’attività reale può essere rilevante per prova d’uso, interpretazione del mercato e altri profili, ma non sostituisce l’elenco ufficiale.
Un elenco impreciso viene ignorato automaticamente?
No. La prassi comune CP15 prevede principi per trattare termini poco chiari senza escluderli in modo automatico e senza attribuire un vantaggio ingiustificato a chi li ha formulati.
Raccogli la domanda contestata, il certificato anteriore e una prima mappa dei prodotti o servizi. Puoi richiedere una valutazione del confronto e della strategia sul fascicolo concreto. Per il servizio dedicato, consulta anche la pagina dello Studio sulle opposizioni al marchio UIBM ed EUIPO. L’esito dipende dai segni, dagli elenchi, dal pubblico e dalle prove disponibili.
Fonti e dati. Informazioni verificate il 24 ottobre 2026 sul regolamento (UE) 2017/1001, sulle Direttive EUIPO e sulla Practice Paper CP15 del 2026. Il tema è stato controllato contro pubblicazioni, programmati e bozze dei cinque archivi Coviello. Search Console non era interrogabile perché il connettore non dispone di un abbonamento attivo; non sono quindi attribuiti volumi, impression, CTR, trend o conversioni.